Oltre lo schermo

Fare formazione sulla violenza di genere ai tempi del digitale

Il 9 maggio alle ore 15:30, presso la Biblioteca Comunale di Montecopiolo, si terrà il laboratorio Oltre lo schermo, dedicato al tema della violenza di genere online, condotto da due operatrici del Centro Antiviolenza Rompi Il Silenzio.

L’incontro è rivolto alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori che vivono nell’Unione dei Comuni della Valmarecchia.

Il laboratorio intende promuovere una maggiore consapevolezza sul tema e contribuire alla costruzione di una cultura del rispetto e della non violenza, anche in ambito digitale.

Uno spazio di confronto aperto e partecipato attraverso il dialogo e la condivisione di opinioni ed esperienze.

L’iniziativa si inserisce nel ciclo di incontri del progetto Tu lo sai?, realizzato nell’ambito del bando Nora Against GBV e finanziato da Action Aid, Fondazione Realizza il Cambiamento e l’Unione Europea.

Perché è importante fare formazione sulla violenza di genere?

Le forme di violenza digitale possono essere meno evidenti o più difficili da riconoscere, ma producono effetti concreti, profondi e duraturi per chi le subisce.

Fare formazione su questi temi significa offrire strumenti per leggere in modo critico ciò che accade negli spazi digitali e costruire insieme modalità efficaci per contrastare e prevenire la violenza, promuovendo relazioni sane, rispettose e consapevoli, anche online.

A chi si rivolge questo incontro?

Il laboratorio è pensato per coinvolgere attivamente i ragazzi e le ragazze, valorizzando il loro punto di vista, le loro esperienze e le loro opinioni, attraverso il confronto, il dialogo, la partecipazione attiva, in maniera e inclusiva e non giudicante.

L’incontro mira a favorire una maggiore comprensione delle forme di violenza di genere, con un focus specifico su quelle che si manifestano attraverso gli strumenti digitali.

Che cosa prevede il laboratorio?

Il laboratorio Oltre lo schermo – Riconoscere e contrastare la violenza di genere online, si configura come uno spazio dinamico di scambio, in cui i partecipanti non sono semplici ascoltatori, ma parte attiva del percorso.

Particolare attenzione è dedicata al riconoscimento e al racconto delle diverse forme di violenza di genere online, spesso meno visibili ma ugualmente impattanti, e allo sviluppo di strumenti utili per prevenirle e contrastarle.

Quali temi vengono affrontati?

Il laboratorio affronta le principali forme di violenza di genere, con un focus specifico su quelle che si manifestano negli ambienti digitali.

I principali temi trattati sono:

  • la diffusione non consensuale di materiale intimo e privato
  • il controllo tramite dispositivi digitali
  • l’hate speech come forma di violenza verbale online
  • altre dinamiche di sopraffazione, pressione o manipolazione che possono emergere nelle relazioni digitali.

Vuoi mettere alla prova le tue conoscenze digitali?

Fai il Quiz.

Featured Image

 

Questo quiz raccoglie solo i dati generali per le statistiche della Campagna Tu lo sai? non i dati personali.

Grazie per la tua collaborazione.


Vi aspettiamo!

L’amore non uccide

Che cosa c’è dietro un femminicidio?

L’uccisione di una donna in quanto donna è definita femminicidio.

Il termine è stato introdotto dalla sociologa Diane Russel nel 1992, ma a renderlo più significativo è stata la studiosa femminista Marcela Lagarde, che ne ha esteso e completato il significato.

Reato che include tutte le forme di misoginia atte a provocare un annientamento fisico e psicologico della donna, non solo l’uccisione di una donna in quanto donna.

Quando muore una donna possiamo scegliere di non voltarci dall’altra parte.

Possiamo cercare di guardare ad una storia di violenza non solo come un dato, un fatto, ma interrogandoci su quello che non vediamo in questo crimine di genere?

La violenza non è sempre visibile

Tendiamo a vedere il problema sono nel suo effetto eclatante e questo alimenta la nostra involontaria indifferenza. Eppure l’invisibile è sempre e solo una questione di prospettiva.

Violenza Visibile o esplicita

  • femminicidio
  • violenza sessuale
  • violenza fisica
  • minacce

È la più visibile, disarmante, paralizzante, ma è importante non voltarsi o credere che non ci riguardi. La violenza non è facile da guardare in faccia, ma quando una donna subisce violenza, La violenza non è facile da guardare in faccia, ma quando una donna subisce violenza, sono l’umanità e la dignità di ogni persona ad essere in pericolo.

Violenza Invisibile

  • controllo
  • denigrazione
  • manipolazione
  • colpevolizzazione
  • ricatti emotivi

Si nasconde, si maschera, si mimetizza in pubblico, ma diventa sottile e feroce in privato. Recide i legami personali, familiari, sociali, toglie la libertà, l’amore di sé.

Violenza Simbolica

  • linguaggio o umorismo sessista
  • oggettivazione della donna nei media
  • discriminazione legata al genere
  • educazione ai ruoli di genere stereotipati
  • minimizzazione della violenza di genere e giustificazioni basate su presunte argomentazioni biologiche

È la più sottovalutata, perché affonda le sue radici in stereotipi, in ruoli imposti, in pratiche culturali frutto di pregiudizi e ingiustizia sociale che abbiamo interiorizzato.

La violenza di genere è un fatto culturale che può essere cambiato partendo da piccoli gesti di consapevolezza, dentro le buone pratiche quotidiane, decostruendo stereotipi e ruoli di genere, favorendo e incoraggiando la parità, usando linguaggi, verbali e visivi, che siano inclusivi e non discriminatori.

Poniti in ascolto degli altri, di ciò che senti, di chi ti sta intorno.

Affianca chi lotta per la parità, i diritti o per un cambiamento sociale, culturale, inclusivo.


Ecco un prezioso libro, chiaro, sintetico, esaustivo.

Che genere di violenza, Maria Luisa Bonura, Edizioni centro studi Erikson.

Questo libro ti accompagna dentro il problema ed offre preziosi esempi tratti da storie vere, di donne che si sono rivolte ai CAV. Testimonianze dirette, di una varietà sconcertante, che vanno a completare e sostenere i vari studi sul fenomeno.

Un testo facile da approcciare, che ti permette di approfondire, capire e riflettere concretamente sulla realtà della violenza di genere.

Il ciclo della violenza o ciclo dell’abuso

L’americana Lenore Edna Walker, psicologa forense, educatrice e professoressa alla Nova South Eastern University mise a punto nel 1979 il Ciclo dell’Abuso o come comunemente lo chiamiamo ora, il Ciclo della Violenza all’interno del suo saggio intitolato The Battered Woman Syndrome, Springer Publishing Company, 2009. 

Nacque in seno ai suoi studi criminologici, ma venne ben presto adottato in studi clinici, legali ed educativi. Ad oggi infatti è uno schema che sintetizza le fasi attive di un abuso. 

Walker ha introdotto il concetto della Sindrome della donna maltrattata, come sottocategoria del disturbo post-traumatico da stress e per farlo ha messo in luce quattro modelli ricorrenti nelle relazioni abusanti: 

  1. La costruzione o creazione della tensione
  2. Il maltrattamento
  3. La riconciliazione
  4. La luna di miele

Vediamoli nel dettaglio

1. La costruzione o creazione della tensione

È la fase in cui c’è un aumento di tensione che può innescarsi con un crollo della comunicazione – silenzi, litigi, incomprensioni, controllo del telefono, dubbi sulla fedeltà – che portano la donna ad essere impaurita e frustrata. In questa fase la donna sente di dover mettere in atto meccanismi per placare l’abusante, lo fa generalmente cercando di prevenire l’eccesso di rabbia.

  • La donna può vivere stati di ansia continui, per paura di uno scoppio d’ira.
  • La durata di questa fase è molto variabile, infatti di parla di poche ore, come di mesi. 

2. Il maltrattamento

È la fase in cui si passa dalla tensione inespressa ad intimidazioni verbali, segregazione, isolamento, colpevolizzazione, discussioni accese, maltrattamenti fisici e/o sessuali.

Questa è sicuramente la fase più attiva e meglio riconoscibile, in quanto il controllo viene agito in modo esplicito e manifesto. La violenza si esprime sia verbalmente, sia fisicamente, anche attraverso minacce e uso di armi o oggetti da taglio. Questa fase può scaturire nell’esigenza di cure mediche e passaggio al pronto soccorso da parte della vittima.

  • È il momento in cui l’aggressore domina la vittima contro la sua volontà.
  • È questa la fase in cui chi è vittima di violenza di solito si accorge di esserlo. 

3. La riconciliazione

Dopo la discussione accesa, spintoni, schiaffi e/o altri maltrattamenti l’abusante si scusa, cerca spiegazioni, incolpa la vittima e nega i maltrattamenti avvenuti, dicendo che non erano così come la vittima li descrive e quindi, in definitiva, sminuendo quel che ha fatto. 

  • La vittima è portata ad accettare la versione dell’abusante e accetta le scuse e le giustificazioni del partner
  • La donna si addirittura la responsabile della violenza

4. La luna di miele

È un momento più o meno lungo di calma in cui l’episodio violento viene dimenticato e non accade nulla di pericoloso. Può anche diventare una fase in cui l’abusante tenta la riconquista della persona maltrattata, attraverso promesse – es. “non lo farò più” – o riferimenti ai momenti belli passati insieme. È una fase molto delicata in cui si rende necessario per l’abusante ricreare un ambiente favorevole perché si possa riattivare la fase della tensione in maniera graduale, mediante il ristabilimento della routine quotidiana. 

  • La donna crede che il peggio sia passato e che tutto andrà bene
  • La donna si accorge solo con il passare del tempo che le dinamiche violente sono di nuovo in atto, da cui il ciclo riparte, per peggiorare rispetto a quello precedente.

In conclusione

Una volta che in un rapporto si instaura il ciclo della violenza, questo schema tende a ripetersi a intervalli variabili nel tempo, ma si nota un escalation di aggressività e di efferatezza nella fase di maltrattamento tra un ciclo e l’altro e anche le altre fasi tendono ad essere via via più brevi. 

Insieme ai tempi più ridotti per la persona vittima aumenta lo stato d’ansia, l’autosvalutazione e il senso di impotenza che porta la persona a sentire che tutto sta per crollare da un momento all’altro e a trasformarsi in discussioni, colpevolizzazioni anche per motivi futili, intimidazioni verbali e punizioni attraverso la segregazione e il controllo della vita quotidiana. 

Riconoscere le fasi del ciclo della violenza è importante sia per chi aiuta le persone maltrattate e soprattutto per chi subisce abusi ed è uno strumento utile, che permette di riconoscere il momento che si sta vivendo in un rapporto abusante.

Se vi siete riconosciute o avete riconosciuto una persona che potrebbe essere dentro questa situazione, contattate un Centro Antiviolenza, anche prima che la situazione arrivi a maltrattamenti espliciti e pericolosi per la propria sicurezza e incolumità fisica. 

Troverete operatrici specializzate su questi temi ad accogliervi.

Sondaggio – Come si misura la libertà?

Questo quiz raccoglie solo i dati generali per le statistiche della Campagna Tu lo sai? non i dati personali.

Grazie per la tua collaborazione.

Amore, che musica hai in testa?

Quale musica suona, batte, vibra in te?

Basta dirsi ti amo, avere il cielo in una stanza, parlare dell’Universo, perché sia amore?

Su cosa posso costruire l’amore, se non so capire quello che senti, se tu non mi capisci?

Senti le mie promesse?

Come prima e più di prima, t’amerò.

Senti le mie suppliche?

Non lasciarmi.

Oppure sono solo parole parole, soltanto parole?

Dentro un lungo addio, dell’amore cosa resta?

Qualcosa continua a far rumore.

L’amore è tutto e niente, ma conta quello che è stato, fuori da ogni rimpianto.

Nulla è più reale dell’amore.

Scomporre l’amore in molecole facendo tornare indietro il tempo non serve, è roba da scienziati.

L’amore è sulla pelle, dentro di te.

Dell’amore tieni qualcosa di buono, di giusto.

Capiscine la misura, il peso.

Cercare di dirsi addio, augurandosi buona fortuna, non è facile, ma forse dopo mille passi potrai lasciare i ricordi dietro di te.

Capire e non ferire questo è amore.

L’amore non manipola, non soffoca…

Non ferisce, non ti umilia, non ti lascia esangue, esamine…

L’amore non possiede.

L’amore può fare di tutto ma non del male.

Qual è il potere dell’amore?

Come suona il tuo amore?

Quali canzoni ti ha lasciato?

Libri sull’amore

Possiamo facilmente intuire, semplicemente ascoltandoci, che amare ed essere amati è un bisogno connaturato in noi.

Ciò che davvero ci serve capire, oggi, più che mai, è come stare in una relazione, affinché sua appagante, positiva, paritaria o come imparare ad accettarne la fine, senza arrivare ad estreme conseguenze che non sono mai né risolutive, né consolatorie, né giuste.

Il dolore, l’inadeguatezza, la paura possono fa parte dell’esperienza dell’amore, ma non possono essere l’unica cosa che si sente, sempre in un rapporto.

Vi proponiamo tre libri, tre saggi, diversi tra loro per approccio, ma con il comune intento di raccontare come amarsi sia cambiato nel tempo, smontando falsi miti del passato che ci portavano a credere che l’amore fosse gelosia, possesso, rapporto totalizzante.

L’amore è altro dalla violenza, ne è l’esatto opposto.

“ (…) non esistono scuole d’amore. Sì dà per scontato che tutti sappiano istintivamente come si fa ad amare. E benché sia assolutamente evidente il contrario, continuiamo ad ammettere che la famiglia sia la prima scuola d’amore. Chi non impara in seno alla famiglia si aspetta di fare esperienza d’amore nei rapporti sentimentali. Spesso, però, questo amore ci sfugge.”

Tutto sull’amore, Belle Hooks, Il Saggiatore

“Pieno di significato umano è il rilevale che la “fragilità” è il motore che porta ciascuno di noi a tendere verso gli altri, per una combinazione tra la fragilità dell’uno e quella dell’altro, fino a trasformarla in una forza esistenziale”. Ecco perché si deve vedere la fragilità, come una qualità dell’umano. Nettamente separata dalla debolezza, che invece è un “sintomo” e come tale va sanato.”

Lettera sull’amore. A tutte le età, Vittorino Andreoli, Solferino.

“(…) amori o amicizie, che siano, nutriti dall’ingegno, dalla generosità e dalle risorse insospettabili di ciascuno, che permettono a due esistente di intrecciarsi in profondità, sono ciò che dà senso alla vita.”

Reinventare l’amore, Mona Chollet, Il Saggiatore

Benvenute e Benvenuti sulla pagina Tu lo sai?

Una Campagna per contrastare la violenza di genere in tutte le sue forme.

Esplora i temi

Scopri le connessioni

Cambia prospettiva

Questa Landing page vuole essere una finestra aperta sulle tematiche che riguardano la violenza sulle donne, informare e raccontare come le forme della violenza siano cambiate nell’epoca dei social media, con la diffusione di smartphone, di altri supporti digitali e all’interno delle piattaforme di gioco online o offline.

Questo contenitore virtuale ha lo scopo di informare, sensibilizzare e rendere accessibili i contenuti che riguardano il contrasto alla violenza di genere.

Che cosa fa?

Informa sulle tipologie di violenza di genere dirette e digitali

Vuole aprire lo sguardo sulla violenza di genere e metterlo in relazione con altri temi della nostra quotidianità – corpo, libertà, amore, linguaggio – per provare a riflettere e comprendere quanto sia importante costruire una società che sia più giusta e inclusiva e rispettosa delle diversità.

Come si può navigare?

Attraverso tematiche, quiz e sondaggi, pillole informative e articoli dedicati per approfondire.

Puoi esplorare i contenuti in tutta libertà seguendo i tuoi interessi e la tua curiosità. Puoi decidere dentro quali tematiche costruire il tuo percorso e cosa conoscere. Fare quiz e sondaggi per testare la tua conoscenza sugli argomenti proposti o saltare da un contenuto all’altro.

A chi si rivolge?

A tutte e tutti, trasversalmente.

La campagna Tu lo sai e i suoi progetti sono diretti all’Unione dei Comuni della Valmarecchia, ma il sito è aperto a tutti quelli che vogliono saperne di più sulla violenza di genere.

Qual è lo scopo di questo spazio?

Apprendere in tutta libertà o approfondire in base all’interesse personale.

Vuole offrirti un luogo in cui trovare notizie, definizioni, scoprire argomenti di cui forse ignoravi l’esistenza o perfezionarne la conoscenza.

Questa pagina si aggiorna periodicamente con nuove tematiche e contenuti.

Segui gli aggiornamenti attraverso la nostra Newsletter o scopri come puoi contribuire a questa Campagna nel form di contatto.

Alla fine del percorso, se vuoi, lascia una valutazione sulla tua esperienza.

Featured Image

 

Ti ricordiamo che questo quiz raccoglie solo i dati generali per le statistiche della Campagna Tu lo sai? non i dati personali.

 

Grazie per la tua collaborazione.

Questa campagna è stata realizzata nell’ambito del bando Nora Against GBV e finanziato da Action Aid, Fondazione Realizza il Cambiamento e l’Unione Europea.

Le parole del corpo

Parole chiave per orientarsi

Molti atteggiamenti, attitudini, aspirazioni, desideri o capacità che siamo soliti considerare maschili o femminili per natura sono in realtà costruzioni sociali.

Sesso biologico

Il sesso ha a che fare con il dato biologico.

La definizione di sesso biologico si basa su vari fattori: il patrimonio genetico, gli organi genitali e il profilo ormonale. Sulla base di questi criteri osservati alla nascita, al neonato viene assegnato un sesso maschile o femminile.

Sia sul piano genetico e ormonale sia per quanto concerne l’aspetto degli organi genitali esterni ed interni, la biologia umana non si limita quindi alle due categorie «maschio» e «femmina».

Genere

Il termine genere si riferisce al modo in cui costruiamo il nostro essere donne e uomini, mediante l’educazione e la convivenza sociale, aderendo a modelli del maschile e del femminile che la nostra cultura di appartenenza ci trasmette quotidianamente.

Identità

L’identità è la molteplicità delle cose che siamo.

Può essere più di una perché mutiamo e non siamo sempre gli stessi. Inoltre abbiamo un’identità che coincide con l’essere nati in un determinato paese, essere o sentirsi italiano o all’opposto di questo.

L’identità è legata ai vari aspetti della mia vita e dalla mia carriera, mi posso riconoscere come figlio o figlia, astronauta se il mio essere coincide con il mio lavoro. Posso smettere di identificarmi con una determinata categoria e o un’esperienza.

Buone pratiche: L’importanza di un’educazione sessuo-affettiva.

Capire noi stessi è un percorso che iniziamo fin da piccoli. Un percorso complesso che ci porta alla scoperta del mondo, di come siamo fatto ma soprattutto dell’altro.

Le relazioni sono fondamentali per ogni essere umano, sono il modo in cui noi stessi ci arricchiamo e comprendiamo i limiti del nostro agire.

Pensiamo ai bambini sempre come se fossero del tutto inconsapevoli di ciò che gli accade intorno, ma questa prospettiva non è del tutto vera, sono semplicemente persone ed esseri umani che crescono e sperimentano.

Le bambine e i bambini si interrogano, ci interrogano, chiedono spiegazioni e noi dobbiamo essere onesti e coraggiosi nel dire loro la verità, usando parole adatte, accoglienti, per aiutarli ad entrare in ciò che non capiscono del tutto.

La sessualità fa parte di loro quanto di noi e aiutarli nel percorso di consapevolezza può renderli solo più sicuri e attenti ai pericoli.

Come adulti il nostro compito non è proteggerli da tutto ma fornire loro gli strumenti per capire, comprendere i pericoli, dare loro gli stessi confini che ci aspettiamo che gli altri abbiamo, è in questo modo che diamo valore alla loro crescita.

È proprio pensando a loro che abbiamo pensato ad un piccolo percorso per conoscere il proprio corpo e il valore che ha.

Libri da leggere insieme

Altri percorsi per scoprire i linguaggi della sessualità

Per chi è un po’ più grande

Libri sugli stereotipi

Che cos’è uno stereotipo di genere? Come lo riconosco? Come lo si contrasta?

La nostra società utilizza i ruoli per organizzare e definire la sua struttura affinché tutto funzioni, in teoria, in maniera efficiente, ma ogni ruolo ha senso solo se ne puoi uscire, se lo puoi condividere o se puoi scegliere di non interpretarlo.

Voi vorreste essere semplificati, banalizzati dentro un pregiudizio?

Diciamo che il ruolo corrisponde ad un’aspettativa sociale e lo stereotipo è la sua massima semplificazione, ossia il modo in cui strategicamente e con superficialità il nostro cervello cerca di arrivare dritto al punto nell’individuare chi ha davanti. Potrebbe non sembrarvi un male, ma lo è se diventa il solo modo per definire le persone.

Il problema si pone quando lo stereotipo diventa una norma interiorizzata e semplicistica che cristallizza gli individui dentro un preconcetto e se questo è fissato culturalmente.

Un percorso di lettura per approfondire

  • Mia mamma è una matrioska, Ester Armanino, Rizzoli +5
  • Cara Ijeawele, ovvero quindici consigli per crescere una bambina femminista, Chianana Ngozi Adichie, Einaudi +10
  • I maschi non piangono. Una storia delicata contro gli stereotipi di genere, Joan Turu, Fabbri Editori +5
  • Né da maschio, né da femmina, Claudio Gobbetti, Diyana Nikolova, Pane e Sale editore +5
  • Le donne e gli uomini, Equipo Plantel, Becco Giallo +7
  • Io dico no agli stereotipi. 10 parole per capire il mondo, Carolina Capria, Mariella Martucci, Mondadori + 12
  • Rompi le scatole! Idee e storie per fare a pezzi stereotipi e pregiudizi, Pina Caporaso, Cristina Portolano, Settenove +10
  • Che palle ‘sti stereotipi. 25 modi di dire che ci hanno incasinato la vita, Laura Nacci, Marta Pettolino Valfrè, Fabbri Editori +15